Dr. Pierpaoli – Melatonina svizzera
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Interviste

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Me l'ha prescritto il medico!Attività sessuale e sistema immunitario

L'ottimismo, l'idealismo, la curiosità della natura e l'intenso amore per la vita, combinati alla capacità di gioire nel fare errori, sono tutti elementi che hanno il sapore di Venere e di Eros

Caro Walter, tu dici che l'interesse sessuale non conosce età o limiti temporali. Lo confermi, e perché? Inoltre, qual è il significato di questo interesse a livello, diciamo, fisiologico?

L'aspetto più drammatico nelle vicende che riguardano il sesso, diciamo negli ultimi duemila anni della civiltà occidentale, è la manipolazione che ne è stata fatta da parte dei gruppi di potere dominanti; i quali, avendone compreso appieno la forza vitale dirompente, hanno di volta in volta spinto il sesso verso obiettivi di comodo, ora sublimandolo, ora comprendendolo, fino a sopprimerlo, il tutto condito da malefatte di incredibile raffinatezza. Si inteso in sostanza privare l'uomo della libertà di godere del sesso, facendone oggetto di peccato e di colpa, e introducendo limitazioni e distinguo, in modo da assoggettare l'individuo alla necessità impellente di ottenere, da chi ha appunto il potere di accordarlo, il perdono dalla colpa! Si è tentato di soggiogare in tutti i modi l'uomo, facendo dell'insopprimibile forza vitale del sesso, uno strumento di controllo, e quindi di potere da gestire a discrezione dell'autorità, che, solo lei, può assolvere o dannare; degradando così quello che nella natura delle cose è un anelito verso la gioia e l'immortalità, nella più turpe delle attività dell'uomo.

Da una parte quindi, se capisco bene, l'insopprimibile forza vitale del sesso; dall'altra, qualcuno che, taglieggiandola, ne fa uno strumento di potere; forse è una ricostruzione un po' semplicistica ma tant'è, non è di questo che ci occupiamo in questo capitolo. Mi interessa però comprendere quanto è importante il sesso ai fini del nostro stato fisiologico e quindi della nostra salute. Quanto è importante, in sostanza, il sesso?
Se noi riuscissimo, per un momento, a liberarci da tutti i condizionamenti culturali di cui ho appena parlato, non potremmo non convenire sul fatto che il sesso è la forza vitale più decisiva per la nostra condizione umana. Del resto, tutto nella nostra vita ruota attorno al sesso, ne sono profondamente convinto, e motiva gran parte delle nostre azioni, se non tutte; ed è incessantemente presente nell'uomo dalla nascita fino alla morte; al punto che quando si estingue, viene meno la vita stessa. Già soltanto da questa semplice osservazione, ci si può rendere conto del significato del sesso per la nostra salute. Tu mi chiedi se è importante il sesso: e io ti dico che immunità e sesso sono inscindibili, ti basta? Vista dal biologo, la situazione si presenta in questi termini: immunità e ormoni sessuali sono parte di un solo sistema di identità. Le molecole che regolano le funzioni sessuali sono, infatti, le stesse che governano la resistenza immunitaria contro infezioni virali, batteriche, micotiche e parassitarie. Sono i fattori di 'rilascio' ipotalamici (come LH-RH) delle gonadotropine, le gonadotropine stesse (LH e FSH), gli estrogeni, il progesterone, il testosterone e così via. La natura poi non fa distinzione tra riproduzione sessuale e resistenza alle infezioni, anche se dà ovviamente la priorità alla riproduzione, perché l'individuo diventa inutile una volta che si è riprodotto. Basti ricordare la drammatica storia del salmone del Pacifico, che muore di morte acuta 'ormonale' subito dopo aver fecondato! In questo senso, la resistenza immunologica è importante solo in quanto concede all'individuo il tempo necessario a divenire adulto, e quindi  a procreare per immortalare la specie. Da questo punto di vista, la natura non bada proprio a spese! Ottiene i suoi scopi evolutivi attraverso misure e metodi dispendiosi e complessi, ma infallibili, e statisticamente vincenti; per questo motivo bisogna guardarsi bene dall'intralciarne i disegni, come purtroppo oggi avviene con la rottura degli equilibri biologici prodotta dall'uomo e dalle sue dissennate misure di protezione (vedi vaccinazioni a tappeto). La conseguenza non potrà che essere una nuova 'selezione naturale', che già peraltro osserviamo nel proliferare dell'AIDS e nel dilagare della droga, che uccide chi ne diventa dipendente e schiavo. In ogni caso, tornando all'interesse sessuale, da cui siamo partiti, si tratta di un sistema che si genera con la vita e si estingue con la morte; e non può e non deve mai essere messo da parte! Capita, per esempio, che alla donna in menopausa il sesso non interessi ormai più, mentre il marito è di tutt'altra opinione: lei si sarà allora rassegnata, e il marito invece ne risulterà frustrato (bella coppia!). Sono invece convinto che la relazione di coppia, a parte lo spirito che accomuna, l'affinità ecc., è basato sul mantenimento costante di una buona relazione sessuale. Non sto dicendo, me ne guardo bene, che non debba esistere anche la solidarietà e l'amore, come espressione di affinità spirituale in caso di gravi problemi; normalmente, però, ritengo sia invece molto meglio che una coppia abbia sempre una vita sessuale attiva, perché lo vuole la natura.

Però, per esprimersi al meglio, l'attività sessuale necessita di una certa sintonia di coppia (quale che sia), cioè di quello stato di grazia che tu chiami 'spirito', e anche 'santo'.
Nella vita dell'uomo non c'è niente di più sublime di quella affinità di coppia che consente a due persone di comprendersi, di toccarsi e di accarezzarsi, vivendo espressioni di indescrivibile bellezza e raffinatezza: è il raggiungimento di uno stato di beatitudine. Che però, me ne rendo purtroppo conto, è negato alla stragrande maggioranza delle persone; ci sono infatti mille ragioni perché tutto ciò accada soltanto di rado. Quando però si concretizza, esprime uno stato di gioia tale, che più sublime non è dato sperimentare; ecco perché io lo chiamo 'spirito santo'.

Che cosa rappresenta questo 'spirito santo' a livello immunologico?
Le molecole che regolano le funzioni sessuali, l'ho già detto, sono le stesse identiche molecole che regolano anche l'immunità. I cicli ormonali presiedono all'immunità, alla funzione timica (cioè del timo), all'espressione e alla funzionalità di vari tipi di cellule T (quelle che governano preposte all'immunità da trapianto, alla difesa contro i virus). Quando una persona subisce una delusione amorosa viene a crearsi nel suo intimo una situazione di disastro psicologico che si riflette sia sulle funzioni sessuali, sia sull'immunità. Sono al cento per cento convinto che gran parte dei gravi problemi che portano all'alterazione dell'immunità, hanno un'origine emotiva e psicologica. Quando si è soggetti a uno stress negativo (perché ne esistono anche di positivi!), si verifica un trauma che si riflette sul controllo e sui cicli ormonali, fino a compromettere l'immunità di una persona. Il trauma porta poi alla depressione e all'odio di se stessi; a una situazione cioè autodistruttiva, fino a desiderare la morte, e tavolta alla concreta realizzazione del suicidio. Tutto ciò è stato ampiamente dimostrato da psiconeuroimmunologia, neuroendocrinologia, neuroimmunologia, neuroimmunomodulazione, attraverso numerosi studi  e sperimentazioni. A seguito di un evento traumatico, l'entità psicoorganica si altera: la conseguenza è, per esempio, che una persona depressa non fa sesso, perché non ne ha voglia, in quanto i suoi ritmi ormonali risultano compromessi. Il depresso è quindi esposto alle malattie infettive, a quelle autoimmunitarie, al cancro. Gran parte infatti di queste malattie (fatti salvi i casi di incidenza da agenti tossici inquinanti, chimici e ambientali), se si va a scavare in profondità, hanno come substrato comune uno squilibrio psicosomatico grave. Al contrario, la relazione amorosa, equilibrata, serena, allegra e gioiosa costituisce la migliore salvaguardia nei confronti delle malattie in genere, e di queste in particolare. Purtroppo, sono veramente pochi a rendersene conto; mentre si fa una gran confusione tra sesso e amore, riducendo tutto alle trivialità di cui si fa dappertutto una continua ostentazione. Tutto ciò per dire che sistema immunitario e sistema ormonale colloquiano fra di loro, e sviluppano una relazione crociata. È quindi ovvio che se si alterano i ritmi sessuali, risulterà di conseguenza alterata anche l'immunità.

Le tue affermazioni sono molto interessanti e illuminanti. Tuttavia, come vanno prese? Voglio dire, sono delle tue, diciamo così, ipotesi, o hanno invece un valore scientifico incontrovertibile, frutto di studi e sperimentazioni scientifiche?
Esiste in proposito un'amplissima documentazione scientifica. Le mie personali ricerche scientifiche (ho iniziato a pubblicare su questa materia a partire dagli anni sessanta) sugli effetti prodotti sul sistema immunitario dalla ablazione delle gonadi, per esempio, mi hanno permesso di dimostrare come le funzioni ormonali, legate all'ipofisi o alle gonadi, sono in grado di alterare profondamente l'immunità. Più recentemente, la farmacologia molecolare ha dimostrato (mi riferisco in particolare ai validissimi lavori di Bianca Marchetti, titolare della cattedra di Farmacologia Clinica all'Università di Sassari) come le molecole che regolano il rilascio delle gonadotropine dall'ipofisi (LHRH = luteinizing hormone releasing hormone, fattore di liberazione delle gonadotropine) hanno un'importanza determinante a livello immunitario. In sostanza, la sfera sessuale è una forza vitale che fa capo all'altra forza vitale presente in noi, che è l'immunità.

Adesso io vorrei porti delle domande che ti potranno far sorridere;  com'è noto, però, di sesso si parla a iosa, ma alla fine non tutti hanno le idee chiare, e sull'argomento girano spesso credenze degne delle più incredibili leggende metropolitane. Per esempio: come fare sesso, con quale frequenza, con quanta libertà? Ti chiedo: quanto influiscono queste modalità sulla 'funzione immunitaria' dell'attività sessuale?
Io credo che ognuno debba godere (è proprio un verbo che casca a fagiolo!) della massima libertà in questo campo, e comportarsi come meglio crede; purché, a livello di relazione (etero o omosessuale che sia, non ha importanza), l'attività sessuale sia comunque appagante. Questo è d'altronde il regno della fantasia più sfrenata: basti pensare alle tradizioni orientali, ai milioni di libri che sono stati scritti, alle descrizioni più maliziose e scollacciate... Tutti divertissements che, a dire la verità, personalmente io reputo noiosi oltre ogni limite; se non sono infatti accompagnati da una profonda emotività, rischiano di trasformarsi in puri e semplici esercizi ginnici! Di cui peraltro mi guardo bene dal negare l'esistenza, convinto come sono che il 99% delle relazioni sessuali sia proprio di tipo 'ginnico'. Ritengo invece che la relazione amorosa coinvolga in maniera profonda, se non addirittura drammatica e lacerante, l'emotività di due persone, che si incontrano e si conoscono a un livello sublime. Fermo restando che, come del resto in tutto ciò che è umano, anche l'esperienza sessuale conosce differenti modulazioni, a seconda dell'intensità del piacere e del grado di comunicazione fra persone coinvolte.

Ci sono, nell'attività umana, altre esperienze tanto 'sconvolgenti' e intense, da poter essere paragonate al piacere sessuale, così come lo hai appena descritto?
Io credo che l'unica attività umana che possa essere accostata al trasporto che provano due persone che si amano teneramente e vivono una comunione spirituale, ma anche sessuale ed emozionale, sia la creatività scientifica. L'emozione legata a una scoperta scientifica è infatti talmente grande, da potere essere (forse) paragonata all'erotismo e allo stato di beatitudine che scaturisce da una appagante relazione amorosa (ma la stessa cosa ritengo si possa dire dell'estasi sperimentata da alcuni dei 'santi' della tradizione cristiana). Non mi convince invece del tutto l'amore cosiddetto platonico, che senz'altro è in grado di creare una tensione erotica, però lascia un po' la bocca amara; mentre io sono dell'opinione che le situazioni erotiche vadano agite e concluse, per ricominciarle semmai nuovamente con maggiore coinvolgimento.

Spiegami però bene: il sesso che 'fa bene' è quello in cui si manifesta il sentimento; ma allora che ne facciamo di quello 'ginnico', che tu dici essere la condizione normale del 99% dei rapporti sessuali? Voglio dire, i processi che 'proteggono' l'immunità  sono tutti uguali, nell'un caso e nell'altro,  o no?
A livello fisiologico, è chiaro che i processi e le reazioni ormonali hanno luogo sempre e comunque in tutti e due i casi. D'altra parte, non bisogna neppure portare alle estreme conseguenze le riflessioni che abbiamo fatto fin qui. L'esperienza sessuale può essere infatti vissuta in maniera 'alta', anzi 'altissima', ma soltanto se si è predisposti a che ciò avvenga; ora, la mia opinione è che questo atto sublime sia riservato a pochi. Ciò però non vuol dire affatto che l'esercizio ginnico-sessuale, purché ovviamente abbia luogo in condizioni di 'normalità', non sia di per sé sufficiente a raggiungere lo scopo che la natura ha assegnato al sesso: vale soprattutto per le persone che io chiamo 'poco differenziate' (e che sono, purtroppo, la maggioranza!), che riescono ad avere soltanto un tipo di rapporto, per così dire, diminuito. Se non altro, scaricano così quell'emotività che, diversamente, se non incanalata nella giusta direzione, potrebbe provocare seri danni alla salute; chi infatti non traduce in pratica la propria carica sessuale, è depresso, pieno di problemi, va soggetto a malattie, il suo organismo vive una sorta di autocastrazione, con conseguente alterazione del sistema immunitario.

Quali conseguenze potrebbero verificarsi  in questo caso? Che prezzo ha l'astinenza, a livello immunitario?
Un esempio tipico, drammatico, è l'artrite reumatoide deformante, in forma grave, tipica di certi periodi storici (Settecento, Ottocento e inizio del Novecento), in cui a dominare era l'ipocrisia che portava, soprattutto le donne, a soffrire di profonde frustrazioni sessuali. Per non parlare poi di molte altre malattie autoimmunitarie che sono, sì scatenate da virus, ma in una condizione di immunosoppressione (psichica, somatica ecc.); che a sua volta è frutto di una sorta di autocastrazione da insoddisfazione sessuale, conscia o inconscia che sia. In altri termini, l'organismo si punisce mettendo in atto un'autodistruzione: l'immunità esercitata nel rigettare batteri, virus, parassiti ed elementi percepiti come estranei, e quindi altro da sé, finisce per rivolgersi contro lo stesso organismo, alla cui tutela è preposta.

Un capitolo a parte meriterebbe la condizione di chi intenda, per scelta o per necessità, 'sublimare' la propria sessualità. Quali sono i pericoli che può comportare un atteggiamento del genere?
Esistono persone portate spontaneamente alla spiritualità: ignoro se questa tendenza possa essere messa in relazione con una eventuale carenza di ormoni sessuali, oppure no; da un punto di vista medico, non dispongo di elementi per fare delle affermazioni nell'uno o nell'altro senso. In ogni caso, se la forza vitale costituita dal sesso viene 'volontariamente' sublimata, purché con gioia e serenità, e indirizzata verso situazioni e modi di essere comunque appaganti, escludo che ne possa risultare un danno per la salute. Molto più difficile sarebbe semmai constatare fino a che punto la scelta personale sia effettivamente libera, e non piuttosto condizionata dalle convenzioni culturali e sociali, magari contrabbandate come 'chiamata' alla sublimazione. La forza vitale però, cioè la vitalità sessuale prorompente, quella che tutto travolge, è sempre lì: può essere anche indirizzata verso obiettivi diversi dall'appagamento sessuale, ma deve essere ugualmente vissuta ed espressa, serenamente e gioiosamente in maniera appagante (anche se, onestamente, credo che il verificarsi di queste condizioni sia più l'eccezione che la regola). Se, invece, essa fosse artatamente manipolata e repressa, sarebbero guai a livello ormonale! addio difese immunitarie! L'espressione di una tale deplorevole (per l'individuo, ma anche per la società) situazione, è rappresentata in maniera molto significativa dalle malattie autoimmuni e dal cancro. Che cos'è infatti il cancro? La presenza di un elemento negativo, da cui l'organismo non si difende, perché non riesce a identificarlo come diverso da sé, e quindi dannoso; e perché avviene ciò? Semplicemente perché l'organismo è alterato nei suoi ritmi, cioè non è nella pienezza delle sue facoltà. Tutto si ricollega quindi al concetto di biologia di base, secondo cui La sfera sessuale è parte integrante del sistema che presiede al mantenimento della salute.

Tu dici di provare pena per chi è non è capace d'amare, e confonde il sesso con l'amore. Perché tanta pena, di grazia?
Provo pena per chi non riesce ad andare in profondità nelle proprie emozioni, negandosi in tal modo esperienze esaltanti. Provo pena per chi è costretto a vivere una vita 'ridotta', in un certo senso; menomata. Per me, invece, che sono un idealista, l'amore è il raggiungimento di un'intensa armonia di coppia, tale da 'toccare il cielo con un dito', in una sorta di vibrazione all'unisono, la cui forza estatica distrugge quasi chi è in grado di acquisirne la consapevolezza. È l'illuminazione che fa partecipe la coppia del significato eterno dell'amore, e quindi della raggiunta immortalità (anche se poi, sfortunatamente, questa non va intesa in senso strettamente personale!), che ne consegua o no una nuova vita. Credo che l'amore, unito al sesso, sia un dono di Dio, che non solo lascia per sempre una traccia, ma costituisce la vita stessa. Il mantenimento sine die di sesso e amore, e la freschezza delle emozioni e dei sentimenti a essi legati, sono la base stessa della vita; se si estinguono, come nella gran parte dei matrimoni, non resta che la rarissima arte della sublimazione spirituale, o il più infernale castigo della noia e del tedio

Caro Walter, sia chiaro, e adesso lo posso dire, che ti ho intenzionalmente guidato attraverso questo percorso a ostacoli, ponendoti delle questioni apparentemente peregrine, allo scopo principale di poterti, alla fine, interrogare sul ruolo che gioca la nostra semplicissima e modestissima melatonina sull'attività sessuale: la rafforza, la inibisce, o non ha niente a che vedere?
La melatonina, alla dose fatidica di tre milligrammi, alla sera prima di dormire, mette a riposo la ghiandola pineale e, di conseguenza, mantiene e sostiene la funzione sessuale. In persone sessualmente 'stanche', per esempio, o che sperimentano un calo del desiderio e dell'erotismo, la messa a riposo della pineale, grazie alla somministrazione di melatonina, risincronizza i ritmi ormonali.

Tuttavia, in questo campo esiste qualche confusione; vediamo quindi di fare chiarezza. Per esempio, è vero o no che la somministrazione di melatonina inibisce la funzione sessuale?
Assolutamente no, anzi avviene proprio il contrario! Ribadisco che la melatonina, alla dose di 3 mg, e somministrata alla sera, normalizza l'attività sessuale. Attenzione, però: la somministrazione deve avvenire alla sera prima, di dormire; se infatti la melatonina venisse somministrata durante il giorno, altererebbe il ritmo, con conseguente alterazione anche delle funzioni sessuali. Assumendola invece di notte, non si fa che assecondare la natura, mettendo soltanto a riposo la pineale (che non deve sforzarsi per produrla), e permettendole quindi di risincronizzare i ritmi del sistema ormonale. La melatonina serve, in sostanza, a proteggere, a tempo indeterminato, la funzione sessuale sia nell'uomo che nella donna.

Quindi, non è neppure vero che la melatonina possa inibire la produzione di  testosterone?
Questa è un'altra delle fandonie messe in circolazione da gente disinformata e ignorante. La melatonina può effettivamente inibire la produzione di testosterone, ma soltanto a due condizioni: primo, se viene somministrata a dosi abnormi (500 mg, per esempio); secondo, se viene assunta di giorno, anziché di notte, con conseguente scombussolamento dei ritmi. La stessa cosa si può dire degli ormoni femminili. Se si assumessero dosi massicce di melatonina, com'è accaduto nel famoso studio olandese, di cui abbiamo parlato nelle pagine stesse di questo libro, dove alle donne in trattamento (1500) sono stati somministrati 300 mg di melatonina al giorno, allo scopo di fare della melatonina un'anticoncezionale (avrebbe una funzione inibitoria sulle gonadotropine), allora potrebbero entrare in gioco fattori di inibizione dell'attività sessuale; e soltanto in casi limite come questo.

Se mantiene integra la funzione sessuale, vuol dire che la melatonina aiuta a mantenere normale l'attività sessuale; anche in caso di deprecabili defaillances, faccio per dire, come il Viagra, per intenderci?
Sia chiaro per tutti che l'assunzione di melatonina, alle dosi consigliate, mantiene in perfetto stato le funzioni sessuali dell'uomo e della donna; ma, attenzione, non è un afrodisiaco! anche se riporta il desiderio in condizioni 'normali' per la persona che l'assume (in considerazione cioè dell'età, delle condizioni generali di salute, di malattie pregresse ecc.).

A sentirti parlare, mi vengono in mente almeno due altri esempi che hanno a che fare con il tuo  modo di intendere il piacere derivante dall'attività sessuale; soprattutto per l'esercizio di quell'arte che è la seduzione, esercitata in maniera gioiosa, e dell'erotismo che ne consegue. Mi riferisco in particolare al candore ineffabile con cui il Boccaccio ci delizia con i suoi racconti ('metti lo diavolo tuo nel mio ninferno'); e alla mistica celebrazione della carne del regista cinematografico Tinto Brass, che è stato definito il più erotomane dei registi e il più regista fra gli erotomani. Quanto ti senti in realtà personalmente vicino a questi due personaggi?
Purtroppo, non ho visto i film di Tinto Brass; me ne rammarico e faccio pubblica ammenda per questa manchevolezza (li hai visti tu, però, e quindi condivido il tuo giudizio). Quanto a Boccaccio, ne condivido appieno lo spirito: le storie sessuali, allegre, gioiose che racconta mettono in mostra una società molto meno ipocrita della nostra. Non solo infatti a quei tempi amavano parlare, apprezzare e godere simpaticamente di ogni situaziona erotica (l'erotismo altro non è se non il tentativo di anticipare e mantenere un sottile stato di orgasmo), ma ne sapevano anche ridere in allegria. E io trovo che se uno non è in grado di apprezzare il sesso in modo gioioso, con la spensieratezza di un bambino, è meglio che non se ne curi proprio, perché qualcosa non funziona! Ho sempre ammirato poi l'assoluta libertà e semplicità dei Greci e dei Romani nell'affrontare gli argomenti legati al sesso. Da questo punto di vista, noi stiamo appena venendo fuori (forse!) da secoli bui, contrassegnati da una visione bigotta, che ha pesantemente condizionato in maniera gravissima, perniciosa e micidiale l'esistenza di tantissime generazioni. A dire il vero neppure oggi vedo però una grande letizia. Manca quella spensieratezza che invece avverto nella musica di un Monteverdi, per esempio, che mi fa sprofondare in quel mondo arcaico, in un certo senso così familiare, popolato da ninfe e da fauni. Io sono per quella giocosità che, se viene a mancare, è segno che siamo già mezzi morti; ed è quindi opportuno affrettarsi a riscoprire.


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Intervista al Prof. WALTER PIERPAOLI di Pippo Zappulla su "Medicina Naturale"
gennaio 2001


Cosa accade se si ripristinano i livelli giovanili di melatonina nel corso dell'invecchiamento?
Questo esperimento non l'aveva mai tentato prima nessuno. Iniziai così a somministrare di notte la  melatonina ai topolini nell'acqua da bere, e dopo un anno dalla prima somministrazione registrai un impressionante ottimo stato di salute nei topolini anziani: era il 'miracolo melatonina'. Tuttavia, era effettivamente la melatonina a determinare questo effetto? Per rispondere a questa domanda mi decisi a realizzare l'esperimento che in realtà avrei dovuto eseguire prima, cioè il trapianto della ghiandola pineale. Questa è stata la chiave di volta per la scoperta dell'orologio biologico dell'invecchiamento. Attraverso il trapianto di pineale da topolino giovane a vecchio, gli effetti sull'orologio biologico sono stati ancor più straordinariamente marcati. Pensai che tutto ciò non era sicuramente attribuibile alla sola melatonina; ci doveva essere qualcos'altro. Perché fa bene la melatonina? Perché è un antiossidante? E' una sciocchezza. E allora? Dopo anni di studi, esperimenti e pubblicazioni, è mia profonda convinzione che il compito della melatonina, da noi somministrata di notte ai topolini, o che assumiamo noi stessi alla sera, sia solo quello di mantenere integra la funzione della pineale. Così come posso in tutta sicurezza affermare che melatonina è l'unica molecola conosciuta, in grado di mantenere e
 prolungare lo stato giovanile dell'organismo anche in età avanzata.

I suoi inizi, invece, come sono stati? Dal punto di vista professionale, intendo.
Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Milano nel 1960. Ricordo con grande affetto il professor Enrico Ciaranfi, docente di Patologia Generale, un toscano 'cattivo' ma uomo di grande statura. Mi specializzai quindi in Cardiologia. Contemporaneamente, ero assistente presso l'Istituto di Patologia Generale, avevo messo su una pratica medica. Fui poi assistente all'Ospedale Fatebenefratelli. Desideravo essere un uomo libero, e pensai quindi bene, sacrificando tutto il tempo libero, di guadagnarmi da vivere accettando di svolgere un lavoro commerciale che nulla aveva a che fare con la medicina; almeno finché non mi si fosse presentata l'opportunità di dedicarmi all'attività che più mi piaceva, cioè la ricerca medica. Poi, nel 1963, ebbi la fortuna di entrare a far parte del CNR, dove assunsi la direzione di un centro di ricerca per la patologia cellulare, intitolato al grande patologo Rondoni. I ricercatori erano pochissimi e ben pagati. Vi rimasi fino al 1969. Già nel 1966 però, mi ero recato per uno stage in Svizzera, a Davos nei Grigioni a 1600 metri di altitudine, dove successivamente, sempre come direttore del laboratorio CNR, mi trasferii a lavorare. Tornato dopo alcuni anni in Italia, mi resi conto che l'atmosfera era peggiorata; non mi piaceva più l'ambiente. Diedi quindi le dimissioni dal CNR (dove peraltro guadagnavo molto bene) e feci ritorno in Svizzera. Poi, nel 1977, per l'impossibilità di vivere così a lungo in alta montagna, specie per me che amo il mare, tornai ancora una volta in Italia per fondare l'Istituto di Neurofarmacologia applicata all'ambiente marino, a Piombino. Il progetto, che ha assorbito dieci anni della mia vita, fu però sostanzialmente sabotato dalla politica miope degli amministratori locali, che pure mi avevano attirato lì. Detto tra parentesi, per me l'Italia si è rivelato sempre un paese ostico; forse la mia mentalità è troppo nordica: mi piacciono le cose pulite, fatte bene, ordinate. Amo l'Italia e gli italiani, per carità, però in campo scientifico trovo che esista una totale incompatibilità con il mio modo di vedere le questioni legate alla salute e alla medicina. Quindi, nuovo ritorno in Svizzera, questa volta all'università di Zurigo dove per quattro anni dirigo un laboratorio di ricerca in seno all'Istituto di Anatomia. Infine, nel 1980, ho preso l'eroica (o incosciente, faccia un po' lei) decisione di fondare un Istituto di Ricerca Biomedica Integrativa, prima a Zurigo, poi trasferito in Ticino a partire dal 1988. Qui ho lavorato cinque anni, dal 1988 al 1993, finché non ho avuto la sciagurata idea di accettare una proposta all'Istituto di Studi Gerontologici INRCA di Ancona, da cui sono dovuto letteralmente scappare dopo un periodo a dir poco allucinante. Nel 1996 ho nuovamente trasferito in Ticino l'Istituto di Ricerca, dove Lei mi vede adesso  ancora vivo e vegeto. Ho infatti rimesso in piedi, nel 1997, un'organizzazione per la ricerca, in cui è confluito quanto restava di una Fondazione e di un Istituto nei quali avevo operato in precedenza. Ovviamente, dato che di mestiere faccio il ricercatore, tutte queste incredibili traversie sono state, per così dire, scandite da una serie di lavori e ricerche pubblicati su riviste scientifiche internazionali (altrimenti qualcuno potrebbe farsi l'idea, leggendo questo succinto resoconto, che abbia passato il mio tempo a traslocare). In ogni caso, adesso la situazione va lentamente cambiando in meglio. Evidentemente sono diventato appetibile. La gente comincia a conoscermi, il mio nome è noto a livello scientifico in tutto il mondo (lo posso affermare senza paura di essere smentito). Dopo quarant'anni di lavoro, spero di poter finalmente gestire la mia ricerca con tranquillità. In fondo, le mie scoperte non sono che il coronamento di un incredibile calvario tra ogni sorta di ostacoli.

 In questo travagliatissimo contesto che ruolo giocano gli studi sulla melatonina? Sono quelli, in sostanza, che hanno assorbito la maggior parte della sua ricerca?
Come sono arrivato alla Melatonina? Studiando per trent'anni le relazioni fra sistema endocrino e sistema immunitario. Già nel 1967 pubblicai su "Nature" un lavoro pionieristico che mostrava la relazione tra timo e ipofisi, cioè tra sistema neuroendocrino e immunitario. Esiste infatti una relazione bidirezionale fra i due sistemi. Ho dimostrato, ripeto da pioniere, che gli ormoni controllano tutto. Le ricerche sulla melatonina rappresentano l'inevitabile conseguenza di un complicatissimo itinerario; che ha portato, fra le altre cose, all'identificazione della ghiandola pineale come un regolatore dei ritmi biologici, e quindi anche dei ritmi ormonali. Gli ormoni sono importanti, ma davvero fondamentali sono i loro ritmi diurni, notturni e stagionali! Quando invecchiamo infatti, non è che diminuiscano tutti gli ormoni. Anzi, alcuni come il cortisolo e le gonadotropine aumentano. Si inceppa invece il sistema di controllo cerebrale dei cicli. La menopausa ne è un esempio tipico: si appiattisce la ciclicità neuroendocrina, e quindi la donna invecchia, perché spariscono i cicli. Alla base quindi della vita e della salute, non è tanto da porre la domanda su quanti ormoni abbiamo, ma piuttosto come questi si muovano nell'arco delle ventiquattr'ore. Questa è la scoperta fondamentale, che è illustrata dal 'Miracolo Melatonina'. La periodicità ormonale giorno-notte o luce-buio pilotata dalla ghiandola pineale è quindi la base della vita e della salute.

Quando ha iniziato a studiare la melatonina?
Mi sono occupato di melatonina a cominciare dalla fine degli anni settanta, quando ero all'università di Zurigo. A seguito di un incredibile lavoro con i topolini (mantenendoli alla luce, al buio, con trapianti di pineale ecc., tutti lavori pubblicati), arrivai alla conclusione che la ghiandola pineale aveva un ruolo molto importante nella regolazione del sistema ormonale. Per far questo, ero partito dalle osservazioni già note sulla ghiandola pineale (non dimentichiamo fra l'altro che esiste una Società Europea della Pineale, fondata nel 1977, di cui sono membro). Pensando quindi alla pineale, ai ritmi ecc., la mia attenzione si focalizzò sulla melatonina. Della quale si sapeva già che è importante per i ritmi endocrini che fanno capo alla funzione sessuale. Io invece, che mi sono sempre occupato di neuroimmunoendocrinologia, ero particolarmente interessato ai ritmi ormonali. E cosa feci? Cominciai a tenere i topolini esposti permanentemente alla luce per diverse generazioni. Risultato: alla quarta generazione, i topolini non crescevano più (invecchiavano rapidissimamente, erano rachitici, il timo era atrofico, non disponevano di risposta immunitaria adeguata). Perché accadeva questo? Perché i ritmi circadiani sono indelebilmente impressi nel DNA, al punto tale che per poterli eliminare si deve agire a livello di varie generazioni successive. Noi siamo totalmente dipendenti dai Ritmi Planetari; essi sono infatti iscritti nel nostro genoma: ne consegue che la ritmicità fa parte della vita stessa.

Che conclusione ne trasse da quell'esperimento?
Che la luce inibisce la produzione di melatonina. Ciò potrebbe voler dire che la melatonina svolge un ruolo importante nella regolazione endocrina; tant'è che inibendo la produzione di melatonina (per via della luce che agisce sulla pineale attraverso gli occhi), si determina uno stato di immunosoppressione. L'ipotesi era che se gli animali subiscono un invecchiamento precoce (riscontrabile dopo quattro generazioni), allora vuol dire che il mantenimento o l'abrogazione dei ritmi notturni di melatonina ritarda o, al contrario, favorisce l'invecchiamento. Tant'è vero (e questo lo avevano già osservato altri prima di me, senza però trarne le dovute conseguenze per quanto riguarda l'invecchiamento), che i picchi notturni di melatonina diminuiscono con l'invecchiamento.
Qual' è stato quindi il passo successivo?
Quello di pormi la domanda seguente: che cosa accadrebbe se si ricostituissero i ritmi della melatonina durante il processo di invecchiamento? Questo esperimento non l'aveva mai fatto nessuno prima d'allora. Ho iniziato quindi a somministrare melatonina a topolini vecchi attraverso l'acqua da bere nel corso della notte. A distanza di un anno io potevo notare un impressionante mantenimento della salute dei topolini anziani: era 'il miracolo melatonina'.

La melatonina è l'unica molecola finora conosciuta che chiaramente e decisamente è in grado di mantenere lo stato giovanile dell'organismo a tutti i livelli. Ciò si verifica non tanto perché la melatonina sarebbe un antiossidante (come sostengono alcuni, ma non c'entra proprio niente), e quindi in grado di contrastare il processo d'invecchiamento. E' infatti realmente la melatonina a determinare direttamente l'effetto anti-età? La domanda è legittima e, per il ricercatore, cruciale. Per rispondere al quesito, mi decisi allora a realizzare l'esperimento che in realtà avrei dovuto eseguire in precedenza, e cioè il trapianto di pineale.

Oggi sono in grado di affermare che il trapianto di pineale, da topolino giovane a vecchio, è stata la chiave di volta per la scoperta dell'orologio biologico dell'invecchiamento. Gli effetti del trapianto sui topi anziani furono infatti ancora più marcati e strabilianti rispetto alla semplice somministrazione di melatonina (estrapolando, dal topo all'uomo, potremmo dire che se l'assunzione di melatonina riporta indietro l'orologio biologico di dieci anni, con il trapianto gli anni diventano trenta!). In ogni caso, rilevati gli effetti del trapianto, non mi restò che concludere come l'effetto ringiovanente non poteva essere attribuito alla sola melatonina; ci doveva sicuramente essere qualcos'altro.

Oggi, dopo tanti studi, esperimenti e pubblicazioni, la mia convinzione è che il ruolo della melatonina sia unicamente quello di mantenere integra la funzione della pineale. In altre parole, la melatonina, di per sé, esplica probabilmente soltanto un'azione indiretta sull'orologio della vita. Ora, personalmente, io mi applicherei molto volentieri alla soluzione di questo problema; agli inizi infatti della mia carriera mi sono occupato di biofisica, e io credo che è proprio a livello di trasmissione di energia che noi dobbiamo cercare di capire che cos'è la vita. Sfortunatamente però, non ho né il tempo né i soldi per farlo. Tornando quindi al mio esperimento, mi sono chiesto come mai il trapianto di pineale funzioni meglio della somministrazione di melatonina ai fini di un ritardato invecchiamento. Ora, la melatonina mantiene integra la pineale, è vero; però quest'ultima, evidentemente, contiene in sé elementi molto più importanti della stessa melatonina. E' infatti impensabile che la pineale giovane trapiantata produca la melatonina! Si dà il caso che almeno uno di questi elementi io l'abbia già individuato ma ne parleremo a tempo e luogo.

Dottor Pierpaoli, è possibile curare patologie specifiche attraverso  la melatonina?
Esistevano due siti INTERNET, dei quali uno riguarda solo il mio profilo scientifico, e l'altro la  Melatonina; quest'ultimo elencava ben 43 key words che si riferiscono ad osservazioni cliniche da me compiute su epatiti, tiroiditi ecc., per non parlare di malattie cardiovascolari, Parkinson, osteoporosi e via discorrendo. Io curo per esempio le tiroiditi autoimmuni. Per molteplici ragioni ho cancellato i due siti. Non è vero che la melatonina, aumentando la sintesi di anticorpi, peggiora le malattie autoimmunitarie. E' vero semmai il contrario! La melatonina infatti, tornando a sincronizzare nuovamente il sistema neuroendocrino, produce un miglioramento generale che si riflette anche sul sistema immunitario. In realtà, l'organismo si autodistrugge perché ha smarrito la sincronia della relazione fra ormoni e sistema immunitario. Quando questa relazione torna a essere sincronica, regredisce l'autoimmunità. Altro campo è quello delle malattie cardiovascolari. In letteratura esisteva già l'informaziome secondo cui in caso di ictus o di infarto, in molte delle persone colpite si evidenziano gravi alterazioni dei ritmi della melatonina. Questo è già un segnale di squilibrio endocrino. La melatonina, torno a ripeterlo, è un segnale: se manca o se ha dei ritmi anomali, c'è parecchio di cui preoccuparsi. Le persone infartuate o con ictus, trombosi ecc., accusano problemi che sono da attribuire a uno squilibrio neuroendocrino che porta all'iperglicemia o all'ipercolesterolemia ecc. Lo stesso vale per il cancro. Il rimedio, sia per la prevenzione che la cura delle malattie cardiovascolari è la melatonina. La copertura è assicurata da tre milligrammi assunti alla sera prima di dormire, ma assolutamente purissima (prodotta con pratica GMP) e associata allo zinco organico, per ragioni che sarebbe lungo spiegare, ma documentate dai miei lavori pubblicati.
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