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La prevenzione delle malattie nella donna

L'enigma irrisolto. Gli aspetti socio-economici, etici e medici. 

L'enigma irrisolto. Gli aspetti socio-economici, etici e medici. 

donna e catene di costrizione
Immagine in trasparenza di donna con ghiandola in evidenza

Le donne vivono in media, in ogni Paese e ad ogni latitudine, parecchi anni più a lungo  degli uomini.  Il fatto sembra ovvio ma in realtà non esiste nessuna convincente spiegazione scientifica a questo lodevole fenomeno. La cosa è tanto più inspiegabile se si pensa che sulla donna gravano compiti e doveri di straordinario peso che, negli ultimi decenni di "emancipazione" si sono vieppiù aggravati per cui, almeno nella società occidentale, le donne dei ceti meno abbienti o persino poveri, ma anche quelle del cosiddetto "ceto medio",  si sono accollate compiti e pesanti responsabilità giornaliere che costringono le donne, dal primo mattino fino a tarda notte, a ruotare come automi tra lavoro, marito o compagno, figli, casa, cucina e quanto altro, molto spesso con angosciosi assilli finanziari.

Guardo quindi con stupore, prima come figlio e poi come marito e padre, a come le donne, consapevoli e consenzienti del loro destino, accettino le immense fatiche fisiche e psichiche come se, e qui sta l'enigma, tale penoso e pesante destino fosse scritto nelle stelle e non nelle stolte leggi degli uomini (maschi naturalmente)!

Quindi, a mio avviso,  le donne debbono essersi necessariamente dotate di una resistenza psichica e fisica superiori per sopportare tanta fatica e tante angherie. Non mi riferisco qui ovviamente alle poche donne privilegiate che, avvalendosi della loro bellezza fisica o del loro denaro, come spesso avviene negli Stati Uniti, si sono scavate un comodo nido che tengono furbescamente caldo.Quindi nel corso dell'evoluzione della specie umana, e qui esprimo solo la mia personale opinione di medico e di ricercatore della scienza interdisciplinare da me fondata e che si chiama ora "neuroimmunomodulazione" (NIM)  oppure "psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), le donne hanno acquisito una vita media più lunga di quella degli uomini semplicemente perché la loro selezione naturale è stata molto più dura di quella degli uomini!

Hanno dovuto subire di tutto, sono sopravvissute ai parti,  alle infezioni, ai maltrattamenti e alla denutrizione, ad ogni genere di  umiliazioni,  e spesso ad uno stato di schiavitù fisica e sociale, e si sono quindi acquistate "sul campo" una maggiore resistenza ormonale e immunitaria che si traduce ora, dopo millenni se non milioni di anni di equilibrismi e di "sopravvivenza del più forte e del più furbo", in una vita media più lunga di quella degli uomini. Sfatando quindi le assurde dicerie di piazza, le donne si sono guadagnata la medaglia della longevità!

Questo lo si deduce anche nel meraviglioso bestseller USA del mio carissimo amico  e notissimo antropologo e umanista americano Ashley Montagu: "The Natural Superiority of Women".

 

Ma la domanda che si pone ora è: ma ne valeva la pena, visto che ora la storia si ripete e le donne continuano ad essere vittime dei maschi, anche se sopravvivono a loro? La mia visione del futuro della donna è espresso in un capitolo di un libro scritto con Pippo Zappulla e di prossima pubblicazione "120 e passa, di media" . Il capitolo si intitola: "Un mondo al femminile".

Vorrei però qui riassumere il mio pensiero su quanto riguarda il tema da discutere, vale a dire la prevenzione delle malattie delle donne. Ho  idee chiarissime. Ritengo che la base di gran parte delle malattie della donna siano proprio basate sulle condizioni sociali e familiari della donna, costretta dalla nascita alla morte in un ruolo che determina spesso, anche inconsciamente, gravissimo disagio psichico che si traduce poi inevitabilmente in malattie somatiche come le malattie auto-immunitarie, le malattie cardio-vascolari e il cancro. Tali squilibri sono sempre registrabili da un medico accorto e colto, che scavi nel passato e nel presente della donna.

La donna, come essere più differenziato degli uomini,  somatizza quasi sempre il disagio psichico di situazioni familiari o sociali difficili e lo traduce in malattia.  Come medico vedo ora giornalmente come lo squilibrio prodotto dall'erosione giornaliera dell'equilibrio psichico si traduce nelle malattie tipiche della donna, quasi sempre mal capite e quasi mai curate alla loro radice, che è il trasferimento al corpo dei traumi e del disagio psichico.

Faccio solo alcuni esempi: la scoperta di noduli al seno (spesso innocui), i disturbi del flusso e del ritmo mestruale, la comparsa di formazioni fibromatose o cistiche all'utero e agli annessi, lo stato di prostrazione psichica e la depressione, sono solo l'espressione del danno prodotto all'equilibrio ormonale, che fa capo ai centri regolatori dei ritmi situati nell'ipotalamo, nell'ipofisi, e nella ghiandola pineale! Da tale squilibrio centrale derivano quindi sia l'alterazione dei ritmi ormonali e conseguentemente di quelli immunologici, con comparsa di frequenti disturbi dell'immunità sotto forma di malattie auto-immunitarie, del tipo tiroiditi, e lupus, e una diminuita resistenza alle infezioni batteriche e virali. Infatti, per chi non lo sapesse, tutta l'immunità naturale è completamente sotto il controllo dei ritmi ormonali! Per esempio, ho notato con enorme sorpresa che moltissime donne soffrono di ipotiroidismo che viene semplicemente ignorato con la frase "è tutto nella norma". Ciò lo si è visto benissimo nel recente lavoro clinico da noi condotto nelle donne in peri-menopausa  (dai 42 ai 62 anni di età) e pubblicato su una prestigiosa rivista scientifica internazionale.

Riassumo affermando come la stragrande maggioranza delle malattie della donna debba essere attribuita a fattori di natura psichica-ormonale e che la conseguente terapia preventiva debba essere esercitata non ricorrendo a psicofarmaci, ansiolitici e tranquillanti, e tanto meno ormoni o  nefasti antibiotici, bensì nel ri-equlilibrio centrale dei ritmi, ricorrendo a recenti scoperte e senza alcun uso, né di farmaci e tanto meno di ormoni, tra i quali cito l'onnipresente e micidiale killer, il cortisone.Quindi la vera prevenzione sta nel rendere la donna consapevole della propria forza e dignità, nel dare finalmente alla donna la giusta funzione prioritaria e libertà sociale, liberarla dalla ragnatela dei pregiudizi ed  egoismi maschili,  e  proiettarla quindi nel Nuovo Mondo, che non può che essere "al femminile"! Nel lungo percorso che purtroppo ancora  attende le donne, sollecito la loro attenzione  sui rimedi disponibili già ora con scoperte pubblicate sulle più accreditate riveste mediche, e che rendono possibile il riequilibrio centrale neuro-endocrino e immunitario,  rendendo la prevenzione della malattie della donna e anche la loro totale regressione, un fatto acquisito!Con questo rendo omaggio a chi mi ha messo al mondo e mi ha allevato con il vero amore che non chiede ricompensa.


Dr. Walter Pierpaoli

una mano di donna e i confetti nell'erba
10 Maggio 2010
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